“Messaggere di Vittoria”


In riferimento al Salmo 68:11-12 Le messaggere di vittoria appaiono in una grande schiera. I re degli eserciti fuggono, fuggono, e quelle che stavano in casa si dividono il bottino”.

Questo passo esprime profeticamente i risultati che vogliamo raggiungere:
Essere messaggere di vittoria, cioè poter trasmettere ad altri genitori i risultati e i successi conseguiti“

Sono una grande schiera”: il nostro numero aumenterà, saremo presenti in ogni contesto e rappresenteremo un’identità cristiana nella società.

“I re degli eserciti fuggono”: le nostre preghiere schiacceranno tutte le situazioni che possono compromettere la salute delle nostre famiglie (il peccato, l’incredulità, l’orgoglio, l’indifferenza, idolatria…) “e quelle che stavano in casa si dividono il bottino”: raccoglieremo i frutti della nostra battaglia spirituale.

“Le caratteristiche di una grande madre” 2a parte

25 Febbraio 2009 | 2 Commenti

2. Jokebed era una donna con capacità progettuale

La Scrittura dice: “La donna concepì e partorì un figlio; e, vedendo che era bello, lo tenne nascosto per tre mesi” (Es. 2:2), “In quel tempo nacque Mosè, ed era bello agli occhi di Dio; egli fu nutrito per tre mesi in casa di suo padre” (At. 7:20), “Per fede Mosè, quando nacque, fu nascosto per tre mesi dai suoi genitori, perché essi videro che il bambino era bello e non temettero l’ordine del re” (Eb. 11:23).
Mosè, dice la Bibbia, era “bello”. Forse la traduzione è discutibile perché non si tratta tanto di un giudizio estetico sul bambino, come a dire che se fosse stato brutto l’avrebbero lasciato uccidere… No, il termine migliore è quello di Atti “bello agli occhi di Dio” e… ogni vita è bella e promettente agli occhi di Dio. Tutto ciò che Dio crea è molto buono ed è destinato a portare buon frutto, anche se qualcuno, come Faraone, potrebbe credere il contrario. Jokebed guarda quel bambino e dice: “Ecco una vita promettente, ecco un progetto di vita che deve svilupparsi ed essere curato al meglio affinché dia gloria a Dio, affinché realizzi per Dio cose grandi!” ed ogni bambino ha il potenziale di realizzare cose grandi per Dio anche se magari fisicamente impedito, la storia e la realtà lo dimostrano.
Jokebed vede le possibilità di una vita. Forse Dio le aveva dato la conoscenza o un’intuizione profetica di ciò che Mosè avrebbe realizzato per il suo popolo. Forse sapeva che lui era colui che Dio aveva  scelto per proclamare la Sua legge non solo ad Israele, ma pure al mondo intero. Anche se questo non fosse stato vero, nel suo cuore, però, Jokebed credeva nelle potenzialità di quella vita e aveva fatto sua la determinazione di cooperare con i propositi di Dio per il suo bambino, e Glielo affida affinché un giorno egli Gli dia gloria.

3. Jokebed era una madre di fede

Implicito in tutto questo ed assolutamente esemplare per tutti noi è che Jokebed fosse una donna di fede. La Scrittura dice: “Per fede Mosè, quando nacque, fu nascosto per tre mesi dai suoi genitori, perché essi videro che il bambino era bello e non temettero l’ordine del re” (Eb. 11:23). Qui la fede, a questo punto, non era quella di Mosè, ma quella di Jokebed e di Amram suo padre.
Che cosa magnifica quando una madre ed un padre sono persone di fede che onorano Dio con l’ubbidienza a tutto ciò che Dio comanda! Che cosa magnifica quando dei genitori insegnano ai loro figli con la parola e con l’esempio che cosa significa e quanto sia importante la comunione con Dio. Genitori che insieme rendono a Dio il culto che Gli è dovuto, che insieme pregano e leggono la Sua Parola e così fanno fare i loro figli. Questa è la fede che Dio onora.
Il nome Jokebed significa letteralmente “Gloria di Dio”, o “Dio è la nostra gloria”. Siamo noi persone di cui Dio si compiace e che Gli danno gloria? Ci gloriamo noi di appartenere a Dio perché in Cristo siamo stati chiamati a far parte del Suo popolo?
Jokebed aveva fede in Dio, una fede che la conduceva all’azione. Una fede che la portava a confidare in Dio in ogni fase della vita, fino al punto da essere disposta a porre, sotto il comando di Dio, un bambino di pochi mesi in un canestro e lasciare che se lo prendesse il Nilo, anzi, che lo prendesse la provvidenza di Dio, confidando totalmente nella capacità di Dio di proteggerlo e guidarlo in un luogo sicuro!


Continua la 3a parte ………